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Neurochirurgia Vertebrale: quanto conta l’accessibilità dello specialista?

  • 30 minuti fa
  • Tempo di lettura: 6 min
Competenza, tempo e accessibilità: cosa dovrebbe aspettarsi un paziente dalla medicina specialistica
Fabio Tresoldi Neurochirurgo

Quando si cerca uno specialista per un problema importante alla colonna vertebrale, la prima domanda è quasi sempre la stessa: a chi posso affidarmi?

Si cercano esperienza, competenza, casistica, capacità diagnostica e chirurgica. Si leggono curriculum, si chiedono pareri, si cercano informazioni sulle tecniche utilizzate e sulle strutture nelle quali il medico opera.

È comprensibile.

Quando si parla di neurochirurgia vertebrale, l'esperienza dello specialista rappresenta un elemento fondamentale.

Ma esiste un'altra domanda che raramente viene posta: quanto è realmente accessibile quella competenza per il paziente?

Perché l'autorevolezza di uno specialista non dipende soltanto dalle conoscenze e dall'esperienza maturata.

Dipende anche dalla capacità di mettere quella competenza a disposizione della persona che ne ha bisogno.


L'autorevolezza non si misura dalla distanza

Il tempo del paziente inizia prima della visita


Quando parliamo del tempo dedicato a una visita specialistica pensiamo normalmente ai minuti trascorsi all'interno dell'ambulatorio.


Ma per il paziente il tempo comincia molto prima.

Comincia quando compare un dolore che non passa.

Quando una gamba perde forza.

Quando le mani diventano meno precise.

Quando una risonanza magnetica evidenzia una stenosi.

Quando viene prospettato un intervento chirurgico.

Oppure quando, dopo un'operazione, i sintomi continuano e non si riesce a comprenderne il motivo.


Da quel momento può iniziare un periodo fatto di domande, preoccupazioni e incertezza.

Devo preoccuparmi? Posso aspettare? Devo operarmi? È veramente necessario? Il problema potrebbe peggiorare?

Per questo il tempo necessario per arrivare a una valutazione specialistica non è sempre una semplice questione organizzativa.

In alcune situazioni può diventare parte del percorso clinico.

Non tutte le patologie vertebrali hanno la stessa urgenza

Non ogni dolore alla schiena o al collo richiede una valutazione neurochirurgica urgente.

Molte patologie della colonna vertebrale possono essere inizialmente trattate in maniera conservativa e, in numerosi casi, l'evoluzione può essere osservata nel tempo.

Esistono però situazioni differenti.

La comparsa di una perdita di forza, alterazioni della sensibilità, disturbi del cammino, problemi di equilibrio o altri sintomi neurologici può richiedere una valutazione più tempestiva.

Questo è particolarmente importante quando esiste un possibile coinvolgimento del midollo spinale o delle radici nervose.

Una stenosi cervicale associata a mielopatia, per esempio, non rappresenta semplicemente un problema di dolore cervicale.

Allo stesso modo, una compressione nervosa accompagnata da un deficit motorio deve essere interpretata diversamente rispetto a un reperto radiologico privo di manifestazioni neurologiche significative.

Il problema, quindi, non è soltanto quanto aspettare. È comprendere se quel particolare paziente possa aspettare.

Ed è proprio questa distinzione che richiede una valutazione specialistica.

Una lista d'attesa non è soltanto un numero

Le liste d'attesa fanno inevitabilmente parte dell'organizzazione sanitaria e la richiesta nei confronti di alcuni specialisti può essere molto elevata.

Ma dal punto di vista del paziente, essere in attesa significa spesso qualcosa di molto concreto.

Significa continuare a convivere con un sintomo senza sapere esattamente cosa significhi.

Può significare non sapere se continuare una determinata terapia.

Non sapere se praticare attività fisica.

Non sapere se un deficit neurologico possa peggiorare.

Oppure aspettare una risposta a una domanda apparentemente semplice:

cosa devo fare adesso?

Per questo l'accessibilità alla medicina specialistica non dovrebbe essere considerata esclusivamente un problema di agenda.

Quando una condizione richiede una valutazione, riuscire ad accedere allo specialista in tempi compatibili con il quadro clinico rappresenta un elemento importante della qualità dell'assistenza.

Essere molto richiesti non dovrebbe significare diventare irraggiungibili

Un professionista con una lunga esperienza può naturalmente ricevere un numero elevato di richieste.

È spesso una conseguenza della reputazione costruita negli anni.

Ma esiste una differenza tra essere molto richiesti ed essere difficilmente accessibili.

L'organizzazione dello studio, la presenza di una segreteria efficiente, la possibilità di ricevere informazioni chiare e l'esistenza di differenti sedi nelle quali effettuare una valutazione possono contribuire a ridurre questa distanza.

Perché dal punto di vista del paziente non è sufficiente sapere che esiste uno specialista con una grande esperienza.

Occorre anche poter arrivare a quella competenza.

Portare lo specialista più vicino al paziente

È anche da questa considerazione che nasce la scelta di svolgere attività ambulatoriale in diverse città italiane.

Non tutti i pazienti possono affrontare facilmente lunghi spostamenti.

Questo è ancora più evidente per chi convive con una sciatalgia importante, una cervicalgia invalidante, difficoltà nel cammino o deficit neurologici.

Disporre di più sedi per le visite permette di avvicinare la valutazione specialistica al territorio e, quando possibile, ridurre la necessità di spostamenti importanti soltanto per ottenere un primo inquadramento o una Second Opinion.

Naturalmente, quando un caso richiede un percorso chirurgico, questo deve essere organizzato nelle strutture più appropriate.

Ma la prima valutazione, la revisione degli esami e la discussione delle possibili alternative possono spesso avvenire più vicino al luogo in cui il paziente vive.

Non dovrebbe essere sempre il paziente a dover raggiungere lo specialista. Quando possibile, può essere anche lo specialista ad avvicinarsi al paziente.

Accessibilità non significa fretta

Rendere più semplice l'accesso a uno specialista non significa trasformare la medicina in una prestazione veloce.

È esattamente il contrario.

Una volta arrivato alla visita, il paziente deve poter disporre del tempo necessario per essere valutato correttamente.

La storia clinica deve essere ascoltata.

L'esame neurologico deve essere eseguito.

Le immagini devono essere valutate e correlate ai sintomi.

Le alternative devono essere spiegate.

E il paziente deve poter fare domande.

Per questo accessibilità e tempo della visita non sono due concetti contrapposti.

Sono due parti dello stesso modello di assistenza.

Il paziente deve poter arrivare allo specialista.

E, una volta arrivato, deve poter essere realmente visitato.

L'autorevolezza non si misura dalla distanza

Esiste talvolta nella medicina specialistica un equivoco culturale.

Uno specialista molto difficile da raggiungere può essere percepito automaticamente come più prestigioso.

Una lunga attesa può persino diventare, inconsapevolmente, una misura dell'autorevolezza.

Ma il prestigio professionale dovrebbe nascere da altri elementi.


  • Dall'esperienza.

  • Dalla casistica.

  • Dalla capacità diagnostica.

  • Dalla competenza chirurgica.

  • Dalla capacità di riconoscere quando un intervento è necessario e, altrettanto importante, quando non lo è.


La difficoltà di accedere al medico non dovrebbe essere considerata una misura della sua competenza.

Competenza ed empatia non sono alternative

Anche l'empatia viene talvolta interpretata come una qualità secondaria rispetto alla competenza tecnica.

In realtà ascoltare il paziente non significa semplicemente essere gentili.

Ha anche un valore clinico.

Un sintomo raccontato apparentemente come secondario può modificare l'interpretazione di una risonanza magnetica.

Una difficoltà nel movimento delle mani può suggerire un coinvolgimento neurologico cervicale.

Un cambiamento nella qualità del cammino può assumere un significato importante.

La comparsa progressiva di debolezza può cambiare completamente le priorità terapeutiche.

Ascoltare significa anche raccogliere informazioni.

E spiegare significa permettere al paziente di comprendere perché si sta proponendo una determinata scelta.

Competenza tecnica ed empatia, quindi, non appartengono a due modi diversi di essere medico.

Dovrebbero far parte dello stesso modo di esercitare la medicina.

Quando il paziente cerca una Second Opinion

Il tema dell'accessibilità diventa particolarmente importante quando viene richiesta una Second Opinion.

Chi cerca un secondo parere spesso si trova già in una situazione di incertezza.

Può aver ricevuto una proposta chirurgica.

Può aver ascoltato indicazioni differenti.

Oppure può semplicemente voler comprendere meglio una decisione importante prima di affrontarla.

In questi casi la Second Opinion non dovrebbe trasformarsi nell'aggiunta di un altro parere difficile da interpretare.

Dovrebbe servire a fare chiarezza.

Ricostruire il caso.

Rivedere direttamente gli esami.

Valutare il paziente.

Spiegare le alternative.

E arrivare, quando possibile, a una domanda fondamentale:

qual è il percorso più appropriato per questa persona?

Il valore di una visita non è soltanto nella diagnosi

Alla fine di una visita specialistica il paziente dovrebbe avere qualcosa in più di un nome scritto su un referto.

Dovrebbe aver compreso cosa sta succedendo.

Dovrebbe sapere quali possibilità esistono.

Dovrebbe comprendere se esistono ragioni per intervenire oppure se sia possibile continuare con un percorso conservativo.

E dovrebbe sapere quale sarà il passo successivo.

Perché l'eccellenza nella medicina specialistica non è fatta soltanto di tecnologia, tecnica chirurgica e curriculum.

È fatta anche di accessibilità, organizzazione, ascolto, tempo e capacità di spiegare.

Un paziente non dovrebbe uscire da una visita semplicemente impressionato dal medico.

Dovrebbe uscirne avendo compreso meglio la propria condizione e sentendosi parte della decisione che riguarda la propria salute.

Ed è forse questa una delle forme più importanti di autorevolezza in medicina.

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