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Con le viti nella schiena ci si può piegare? Movimento e vita dopo una stabilizzazione vertebrale

  • 25 minuti fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Con le viti nella schiena ci si può piegare? | Fabio Tresoldi

Sì, nella maggior parte dei casi dopo una stabilizzazione vertebrale è possibile piegarsi e tornare a svolgere molte normali attività quotidiane. Le viti e le barre non rendono automaticamente tutta la schiena rigida: bloccano il movimento soltanto dei segmenti vertebrali interessati dall'artrodesi. La mobilità complessiva dipende soprattutto dal numero e dalla posizione dei livelli stabilizzati, dal tipo di intervento e dalle condizioni della restante colonna vertebrale.
Fabio Tresoldi Neurochirurgo

È una delle domande più semplici e, allo stesso tempo, più importanti che un paziente può fare quando gli viene proposto un intervento di stabilizzazione:

"Con le viti nella schiena riuscirò ancora a piegarmi?"

Dietro questa domanda c'è spesso una preoccupazione molto concreta: non soltanto il timore dell'intervento, ma quello di non riuscire più a chinarsi, vestirsi, guidare, lavorare o condurre una vita normale.

Per capire cosa succede dopo una stabilizzazione bisogna innanzitutto chiarire che cosa viene realmente bloccato dall'intervento.

Le viti nella schiena bloccano tutti i movimenti?

No. Una stabilizzazione vertebrale non blocca necessariamente il movimento dell'intera colonna. Viti e barre stabilizzano uno o più segmenti vertebrali, mentre le parti della colonna non interessate dall'artrodesi continuano a muoversi.

La colonna vertebrale è costituita da numerose vertebre e da segmenti che lavorano insieme.

Quando vengono stabilizzate, per esempio, una o due vertebre lombari, il movimento di quei segmenti viene ridotto o eliminato con l'obiettivo di ottenere stabilità. Questo non significa però che l'intera regione lombare e, ancora meno, tutta la schiena diventino immobili.

Una parte importante della capacità di piegarsi deriva inoltre dal movimento delle anche e dalla coordinazione tra bacino e colonna.

Per questo due pazienti sottoposti a stabilizzazioni differenti possono avere una mobilità postoperatoria molto diversa.

Intervento Neurochirurgia Vertebrale

Quanto ci si può piegare dopo una stabilizzazione vertebrale?

La possibilità di piegarsi dipende soprattutto da quanti livelli della colonna sono stati stabilizzati e da quali vertebre sono coinvolte. Una stabilizzazione breve può avere un impatto sulla mobilità molto diverso rispetto a un'artrodesi che coinvolge numerosi livelli.

Non esiste quindi una risposta identica per tutti.

Una stabilizzazione limitata a uno o pochi segmenti lombari può consentire di conservare una buona parte della mobilità complessiva.

Quando invece l'artrodesi interessa una porzione più estesa della colonna, la riduzione del movimento può essere più evidente.

È uno dei motivi per cui, nella moderna neurochirurgia vertebrale, la pianificazione dell'intervento non riguarda soltanto la correzione della patologia ma anche la necessità di preservare, quando possibile, il corretto equilibrio e la funzione della colonna.

Dopo l'intervento ci si può piegare subito?

No. Poter tornare a piegarsi nel tempo non significa che sia opportuno farlo immediatamente dopo l'intervento. Nelle prime settimane alcuni movimenti possono essere temporaneamente limitati per consentire la guarigione dei tessuti e favorire il processo di fusione vertebrale.

Il recupero dopo una stabilizzazione avviene progressivamente.

Nelle prime fasi possono essere date indicazioni specifiche riguardo a flessioni, torsioni, sollevamento di pesi e attività fisica.

Con il procedere della guarigione, il movimento viene generalmente recuperato in maniera graduale secondo le indicazioni del chirurgo e, quando previsto, attraverso un percorso riabilitativo.

I tempi non possono essere stabiliti in modo universale perché dipendono dal tipo di intervento, dall'estensione della stabilizzazione, dall'età, dalle condizioni generali e dall'evoluzione clinica e radiologica.

Cosa non si può fare con le viti nella schiena?

A distanza dall'intervento non esiste necessariamente un elenco di movimenti vietati per sempre. Le eventuali limitazioni dipendono dal tipo di stabilizzazione, dalla patologia trattata e dalle caratteristiche del singolo paziente.

Una volta completato il recupero, molte persone possono tornare alle normali attività quotidiane.

È però importante distinguere le limitazioni temporanee delle prime fasi postoperatorie dalle eventuali indicazioni a lungo termine.

Chinarsi per allacciarsi le scarpe non equivale, per esempio, a sollevare ripetutamente carichi pesanti oppure praticare attività sportive che sottopongono la colonna a importanti sollecitazioni.

La domanda corretta non è quindi soltanto: "Posso piegarmi?"ma: "Quali movimenti sono appropriati nel mio caso e in quale momento posso ricominciare a farli?"

Si può tornare a una vita normale dopo una stabilizzazione vertebrale?

L'obiettivo di una stabilizzazione vertebrale non è immobilizzare il paziente, ma trattare una condizione della colonna cercando di recuperare stabilità, funzione e qualità di vita.

Quando esiste una corretta indicazione chirurgica, l'obiettivo è permettere al paziente di tornare progressivamente alle proprie attività compatibilmente con la patologia di partenza e con l'estensione dell'intervento.

Camminare, guidare, lavorare, viaggiare e svolgere attività fisica possono essere nuovamente possibili, ma tempi e modalità devono essere valutati individualmente.

Anche per questo oggi la neurochirurgia vertebrale mini-invasiva, quando indicata, mira a ridurre il trauma chirurgico preservando il più possibile muscoli e strutture anatomiche non coinvolte dalla patologia.

Una stabilizzazione di un livello è diversa da una stabilizzazione lunga

Questo è uno degli aspetti più importanti da comprendere.

Non tutte le persone che dicono di avere "le viti nella schiena" hanno subito lo stesso intervento.

Possono essere stati stabilizzati due segmenti vertebrali oppure una parte molto più estesa della colonna.

Possono inoltre cambiare la patologia di partenza, la tecnica utilizzata e l'equilibrio complessivo della colonna.

Per questo confrontare la propria mobilità con quella di un'altra persona operata può essere fuorviante.

La domanda deve sempre essere riferita all'intervento effettivamente eseguito e alla situazione anatomica del singolo paziente.

Perché alcuni pazienti rimangono rigidi dopo l'intervento?

La sensazione di rigidità dopo una stabilizzazione non dipende necessariamente dalle viti.

Nelle prime fasi può essere legata all'intervento stesso, alla contrattura muscolare, al dolore e alla naturale tendenza del paziente a proteggere la zona operata.

Quando invece rigidità o limitazione funzionale persistono nel tempo, è necessario comprenderne la causa.

La situazione deve essere valutata soprattutto quando compaiono anche dolore persistente, nuova sciatalgia, formicolii, perdita di forza oppure sintomi differenti rispetto a quelli presenti prima dell'intervento.

In questi casi può essere utile una valutazione dedicata alle recidive e ai problemi dopo chirurgia vertebrale, per distinguere ciò che può rientrare nell'evoluzione postoperatoria da ciò che richiede ulteriori accertamenti.

Le viti nella schiena possono dare problemi dopo anni?

La presenza di viti e barre non significa che compariranno necessariamente problemi nel tempo. Se però dopo mesi o anni compaiono nuovi dolori o sintomi neurologici, è importante comprenderne l'origine prima di attribuirli automaticamente alla strumentazione.

Il dolore può infatti dipendere da cause differenti.

Possono essere coinvolti i segmenti vertebrali vicini alla zona stabilizzata, possono essersi sviluppate nuove condizioni degenerative oppure può essere necessario controllare la situazione dell'artrodesi e della strumentazione.

Il semplice fatto che una radiografia mostri viti e barre non dimostra che siano queste la causa dei sintomi.

È proprio nei pazienti già sottoposti a intervento che la valutazione deve tenere conto sia della situazione attuale sia della storia chirurgica precedente.

Quando chiedere una Second Opinion dopo una stabilizzazione

Se dopo un intervento vengono proposte nuove procedure chirurgiche oppure rimangono dubbi sulla causa dei sintomi, può essere utile richiedere una Second Opinion neurochirurgica.

Una seconda valutazione non significa necessariamente arrivare a un nuovo intervento.

Può servire a riesaminare le immagini precedenti e attuali, comprendere cosa sia stato fatto, verificare la situazione dei segmenti stabilizzati e valutare le possibili alternative.

Questo è particolarmente importante nei casi nei quali il paziente sia già stato sottoposto a uno o più interventi vertebrali.

Bisogna togliere le viti per recuperare movimento?

Generalmente la strumentazione non viene rimossa semplicemente per recuperare mobilità. Se è stata eseguita un'artrodesi, il segmento vertebrale è stato progettato per diventare stabile e la rimozione delle viti non restituisce automaticamente il movimento originario.

L'eventuale rimozione della strumentazione è una decisione chirurgica che può essere presa soltanto in circostanze selezionate e dopo una valutazione specifica.

Per questo la presenza di rigidità o dolore non dovrebbe portare automaticamente alla conclusione che sia necessario togliere le viti.

Prima bisogna individuare la causa del problema.

Le domande da fare al neurochirurgo prima di una stabilizzazione

Quando viene proposto un intervento con viti e barre, oltre a chiedere perché sia necessario operare, può essere utile capire:

  • quali vertebre verranno stabilizzate;

  • quanti livelli saranno interessati;

  • quanta mobilità è ragionevole aspettarsi di conservare;

  • quali movimenti saranno temporaneamente limitati;

  • quando sarà possibile tornare a guidare e lavorare;

  • quali attività sportive potranno essere riprese;

  • se esistono alternative chirurgiche o conservative.

La possibilità di muoversi dopo l'intervento dipende infatti molto più dalla strategia chirurgica complessiva che dalla semplice presenza delle viti.

In sintesi: con le viti nella schiena ci si può piegare?

Sì, nella maggior parte dei casi è possibile tornare a piegarsi dopo una stabilizzazione vertebrale. Le viti non bloccano tutta la schiena, ma stabilizzano determinati segmenti della colonna. La mobilità residua dipende soprattutto dal numero e dalla posizione delle vertebre coinvolte e deve essere valutata in relazione al singolo intervento.

Nelle prime settimane alcuni movimenti possono essere limitati, mentre successivamente l'attività viene generalmente recuperata in modo progressivo.

Se invece a distanza dall'intervento persistono rigidità importante, dolore, sciatalgia o disturbi neurologici, il problema non dovrebbe essere attribuito automaticamente alle viti: è necessario comprenderne la causa attraverso una valutazione specialistica.

FAQ

Le viti nella schiena impediscono di piegarsi?

No. Le viti stabilizzano determinati segmenti vertebrali, ma le parti della colonna non interessate dall'artrodesi continuano a muoversi.

Dopo una stabilizzazione lombare si può tornare a chinarsi?

Generalmente sì, dopo il periodo di recupero indicato dal chirurgo. La capacità di flettersi dipende soprattutto dall'estensione della stabilizzazione.

Con le viti nella schiena si può fare sport?

In molti casi è possibile riprendere attività fisica, ma il tipo di sport e i tempi dipendono dall'intervento eseguito, dalla guarigione e dalle condizioni individuali.

Le viti possono causare dolore?

La presenza delle viti non significa automaticamente che siano la causa del dolore. In caso di sintomi persistenti o comparsi a distanza dall'intervento è necessario identificarne l'origine.

Le viti devono essere tolte dopo alcuni anni?

Non normalmente. La rimozione della strumentazione viene presa in considerazione soltanto in situazioni selezionate e sulla base di una specifica indicazione chirurgica.

Togliendo le viti la schiena torna a muoversi?

Non necessariamente. Se è stata realizzata un'artrodesi, il segmento vertebrale è stato stabilizzato attraverso una fusione e la semplice rimozione della strumentazione non ripristina automaticamente il movimento precedente.

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