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COSA MI STA SUCCEDENDO? Sbandare mentre si cammina: quando può essere un problema cervicale?

  • 11 minuti fa
  • Tempo di lettura: 7 min

La Neurochirurgia Vertebrale spiegata partendo dai sintomi

Sento di sbandare quando cammino: può dipendere dalla cervicale?


Sentire di sbandare mentre si cammina non significa necessariamente avere un problema cervicale. Disturbi dell'equilibrio e instabilità possono avere numerose cause. Quando però il cambiamento del cammino è progressivo e si associa a rigidità delle gambe, perdita di forza, formicolii o minore destrezza delle mani, è importante valutare anche un possibile coinvolgimento neurologico a livello cervicale.
Fabio Tresoldi Neurochirurgo Vertebrale

“Quando cammino mi sembra di sbandare.”

“Non mi sento più stabile come prima.”

“È come se le gambe non mi seguissero bene.”

“Ogni tanto devo appoggiarmi.”

Sono descrizioni molto diverse dalla classica frase:

“Mi fa male la cervicale.”

Ed è proprio per questo che possono essere difficili da interpretare.

Quando una persona avverte un cambiamento nel proprio equilibrio, spesso pensa immediatamente alle vertigini, alla pressione, all'orecchio oppure alla “cervicale”.

Ma sentirsi instabili non significa necessariamente avere vertigini e non significa automaticamente avere un problema della colonna cervicale.

Il primo passo è capire che tipo di disturbo si sta manifestando.


Sbandamento e vertigini sono la stessa cosa?

No.

Con il termine “vertigine” si descrive generalmente una sensazione di movimento o rotazione propria o dell'ambiente circostante.

Lo sbandamento durante il cammino può invece essere percepito come instabilità, difficoltà a mantenere una traiettoria, necessità di appoggiarsi oppure sensazione di minore controllo delle gambe.

Le possibili cause sono numerose.

Possono essere coinvolti l'apparato vestibolare, il sistema neurologico, la vista, alcuni farmaci, problemi muscolo-scheletrici o altre condizioni mediche.

Per questo attribuire automaticamente uno sbandamento alla cervicale può essere fuorviante.

La domanda importante non è soltanto “ho la cervicale?”, ma “che tipo di alterazione dell'equilibrio sto sperimentando e quali altri sintomi sono presenti?”.

Quando lo sbandamento può avere un'origine neurologica?

Alcune caratteristiche meritano particolare attenzione.

Per esempio, quando il paziente non descrive tanto una sensazione di testa che gira quanto un cambiamento progressivo del modo di camminare.

Può raccontare:

  • di sentirsi meno stabile;

  • di inciampare più frequentemente;

  • di avere le gambe rigide;

  • di avere difficoltà a cambiare direzione;

  • di percepire una gamba meno forte;

  • di dover guardare maggiormente dove mette i piedi;

  • di avere bisogno di appoggiarsi più spesso.

La presenza contemporanea di altri sintomi neurologici può diventare particolarmente significativa.

Ed è qui che la valutazione del disturbo cambia.

Può dipendere dalla cervicale anche se non ho molto dolore al collo?

Sì, alcune patologie cervicali possono provocare disturbi neurologici anche senza un dolore cervicale particolarmente intenso.

È un concetto importante perché molti pazienti associano la gravità di un problema della colonna vertebrale alla quantità di dolore che avvertono.

Ma dolore e funzione neurologica non sono la stessa cosa.

Nel tratto cervicale della colonna vertebrale passa il midollo spinale.

Quando esiste una stenosi importante o un'altra condizione che determina una compressione del midollo, i sintomi possono manifestarsi anche lontano dal collo.

Possono essere coinvolte le mani.

Le gambe.

Il cammino.

L'equilibrio.

Questa condizione neurologica viene definita, in determinati quadri clinici, mielopatia cervicale.

Perché un problema al collo può influenzare le gambe?

È una domanda assolutamente comprensibile.

Se il problema si trova nel collo, perché le gambe dovrebbero diventare rigide o il cammino meno sicuro?

Perché il midollo spinale rappresenta una delle principali vie attraverso cui il cervello comunica con il resto del corpo.

Le informazioni dirette agli arti inferiori attraversano anche il tratto cervicale del midollo.

Quando questa struttura viene compressa e la sua funzione viene alterata, le conseguenze possono quindi manifestarsi non soltanto alle braccia e alle mani, ma anche alle gambe e al cammino.

Per questo una patologia cervicale non deve essere valutata esclusivamente chiedendo quanto faccia male il collo.

In alcuni pazienti, il cambiamento neurologico può essere un'informazione clinicamente più importante del dolore.

Quali sintomi insieme allo sbandamento meritano attenzione?

Un singolo episodio di instabilità può avere moltissime spiegazioni.

Ciò che può cambiare il significato del sintomo è soprattutto l'associazione con altri disturbi e la loro evoluzione nel tempo.

Per esempio:


“Mi cadono più spesso gli oggetti dalle mani.”

“Faccio fatica ad abbottonarmi la camicia.”

“Le mani mi sembrano meno precise.”

“Le gambe sono diventate rigide.”

“Inciampo più frequentemente.”

“Una gamba mi sembra meno forte.”

“Cammino peggio rispetto a qualche mese fa.”


Quando più di questi cambiamenti compaiono insieme, soprattutto se progressivamente, può essere opportuno verificare se esista un coinvolgimento neurologico.

Come faccio a capire se è l'equilibrio o se sto camminando diversamente?

Per il paziente non è sempre facile distinguere le due cose.

Ed è perfettamente normale utilizzare parole come “sbandamento”, “vertigini”, “gambe strane” o “perdita di equilibrio” per descrivere sensazioni difficili da definire.

Durante la valutazione specialistica, però, queste differenze diventano importanti.

Il medico può osservare il cammino, valutare la forza, i riflessi, la sensibilità e la coordinazione e cercare eventuali altri segni neurologici.

La storia raccontata dal paziente rimane fondamentale.

Quando è iniziato il problema?

È stabile?

Sta peggiorando?

Si presenta continuamente o soltanto in determinate situazioni?

Sono comparsi contemporaneamente disturbi alle mani?

Esistono formicolii o perdita di forza?

Sono informazioni che aiutano a comprendere quale percorso diagnostico sia più appropriato.

La risonanza cervicale basta per capire se il problema viene dal collo?

No.

Ma le immagini devono essere interpretate nel contesto del paziente.

Esistono reperti radiologici che possono essere presenti senza determinare sintomi neurologici significativi.

Allo stesso modo, quando esistono sintomi compatibili con una sofferenza midollare, anche la loro evoluzione nel tempo assume grande importanza.

Non si stabilisce la gravità di una patologia cervicale guardando soltanto quanto appare “stretta” una risonanza. Bisogna comprendere che cosa sta succedendo alla funzione neurologica del paziente.

Se ho una stenosi cervicale significa che devo essere operato?

La decisione dipende da numerosi elementi:

dalla gravità della compressione;

dalla presenza o meno di sintomi neurologici;

dall'esame clinico;

dall'eventuale presenza di segni di sofferenza midollare;

dall'evoluzione dei sintomi;

dalle condizioni generali del paziente.

Esistono situazioni che possono essere monitorate e altre nelle quali il quadro neurologico rende necessario considerare una strategia differente.

La domanda non dovrebbe quindi essere soltanto:

“Ho una stenosi?”

ma:

“Questa stenosi sta compromettendo la funzione del midollo?”

Cosa succede se una compressione del midollo peggiora?

Non tutte le compressioni cervicali evolvono nello stesso modo.

Quando è presente una mielopatia, tuttavia, l'attenzione non riguarda soltanto il dolore ma soprattutto la funzione neurologica.

Un progressivo peggioramento della destrezza delle mani, del cammino, della forza o dell'equilibrio può indicare un'evoluzione del quadro.

Per questo, in presenza di sintomi neurologici nuovi o progressivi, non è opportuno basare la decisione soltanto sulla capacità di sopportare il dolore.

Il fatto che un sintomo “non faccia molto male” non significa necessariamente che possa essere ignorato.

Quando è utile una valutazione di Neurochirurgia Vertebrale?

La Neurochirurgia Vertebrale si occupa anche della valutazione delle condizioni della colonna che possono coinvolgere le radici nervose o il midollo spinale.

Nel caso di disturbi del cammino associati a una possibile patologia cervicale, la valutazione serve innanzitutto a comprendere se esista realmente una correlazione.

Non ogni paziente con instabilità ha bisogno di un neurochirurgo.

E non ogni paziente valutato da un neurochirurgo deve essere operato.

La visita serve a ricostruire il quadro clinico, eseguire l'esame neurologico, interpretare correttamente gli esami e stabilire quale sia il percorso più appropriato.

Questo assume particolare importanza nei casi cervicali complessi, nelle patologie che coinvolgono più livelli vertebrali, quando sono presenti segni di possibile sofferenza del midollo o quando il paziente è già stato sottoposto a precedenti interventi.

E se mi hanno già consigliato un intervento alla cervicale?

Ricevere un'indicazione chirurgica per una patologia cervicale può generare molte domande.

È realmente necessario intervenire?

Quanto posso aspettare?

Qual è l'obiettivo dell'intervento?

Esistono alternative?

Che cosa potrebbe accadere se la compressione non venisse trattata?

Quando esistono dubbi sulla diagnosi, sulla strategia proposta o sull'estensione dell'intervento, una Second Opinion neurochirurgica può aiutare a riesaminare il caso.

Una Second Opinion non significa necessariamente arrivare a una diversa indicazione.

Significa poter ricostruire il quadro clinico, rivedere direttamente le immagini e comprendere le ragioni alla base della strategia proposta prima di prendere una decisione importante.

Cosa mi sta succedendo, quindi?

Sentire di sbandare quando si cammina non significa automaticamente avere un problema alla cervicale.

Le possibili cause sono molte e devono essere distinte.

Quando però ciò che viene descritto come “sbandamento” corrisponde in realtà a un progressivo cambiamento del cammino e si associa a gambe rigide, debolezza, perdita di destrezza delle mani, formicolii o altri sintomi neurologici, è importante considerare anche la possibilità di un coinvolgimento del midollo cervicale.

La domanda quindi non è semplicemente:

“È cervicale?”

ma:

“Ci sono segnali che indicano un cambiamento della mia funzione neurologica?”

Ed è proprio questa distinzione che richiede una valutazione clinica.

Quando cambia il modo in cui camminiamo, non conta soltanto capire dove sentiamo dolore. È importante comprendere se sia cambiato il modo in cui il sistema nervoso controlla il movimento.

Visite di Neurochirurgia Vertebrale in diverse città italiane

Le visite specialistiche di Neurochirurgia Vertebrale vengono esseffuate in diverse città italiane, permettendo ai pazienti di accedere alla valutazione in sedi differenti sul territorio nazionale.

Le visite sono rivolte anche a pazienti con patologie cervicali complesse, compressioni midollari, condizioni multilevel, recidive o problemi dopo precedenti interventi di chirurgia vertebrale.

È inoltre possibile richiedere una Second Opinion neurochirurgica quando sia già stata formulata una diagnosi o proposta una strategia chirurgica e si desideri una seconda valutazione del caso.

FAQ

Sbandare quando si cammina significa avere un problema cervicale?

No. L'instabilità durante il cammino può avere numerose cause. Quando però è associata ad altri sintomi neurologici può essere opportuno valutare anche un possibile coinvolgimento cervicale.

La cervicale può provocare problemi di equilibrio?

Una compressione del midollo cervicale può, in alcuni pazienti, determinare alterazioni del cammino e dell'equilibrio. È necessario distinguere queste manifestazioni dalle numerose altre possibili cause di instabilità.

Si può avere una mielopatia cervicale senza forte dolore al collo?

Sì. Una mielopatia cervicale può manifestarsi attraverso disturbi neurologici quali perdita di destrezza delle mani, rigidità delle gambe o alterazioni del cammino anche in assenza di un dolore cervicale particolarmente intenso.

Perché una compressione cervicale può dare sintomi alle gambe?

Il midollo spinale attraversa il tratto cervicale e contiene le vie nervose che collegano il cervello agli arti inferiori. Una sua compromissione può quindi provocare sintomi anche alle gambe e al cammino.

Una stenosi cervicale deve sempre essere operata?

No. L'indicazione dipende dal quadro clinico, dai sintomi neurologici, dall'esame, dalle immagini e dall'evoluzione nel tempo.

Quando può essere utile una Second Opinion per una patologia cervicale?

Può essere utile quando esistono dubbi sulla diagnosi o sulla strategia proposta, quando viene consigliato un intervento complesso o multilevel oppure quando il paziente è già stato sottoposto a precedenti interventi vertebrali.



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