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Stenosi spinale: quando operare e come scegliere l’intervento giusto

  • Immagine del redattore: Fabio Tresoldi
    Fabio Tresoldi
  • 12 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min
La parola stenosi spaventa molti pazienti. Spesso arriva dopo mesi — a volte anni — di dolore, difficoltà a camminare, formicolii, rigidità, perdita di autonomia. E quasi sempre arriva insieme a una risonanza magnetica e a una domanda che sento ripetere ogni giorno: “Dottore, devo operarmi?” La risposta, da neurochirurgo, è quasi sempre la stessa: 👉 dipende. E non è una risposta evasiva. È una risposta responsabile.
Fabio Tresoldi
Fabio Tresoldi - Neurochirurgo Vertebrale

La stenosi spinale è una riduzione dello spazio all’interno del canale vertebrale o dei forami da cui passano i nervi. Può interessare:

  • il tratto lombare (il più frequente)

  • il tratto cervicale

  • più livelli contemporaneamente

Ma c’è un punto fondamentale che spesso viene trascurato:

una stenosi “vista” alla risonanza non è automaticamente una stenosi da operare - Io non opero immagini. Opero persone.

Stenosi Spinale: I sintomi che contano davvero

Nel mio lavoro il punto di partenza non è mai l’esame, ma la storia clinica. I sintomi più tipici della stenosi sono:

  • dolore che peggiora camminando e migliora da seduti

  • senso di peso o debolezza alle gambe

  • formicolii persistenti

  • difficoltà a stare in piedi a lungo

  • nei casi più avanzati, deficit neurologici veri e propri

Quando questi sintomi limitano la qualità di vita e non rispondono più ai trattamenti conservativi, allora la chirurgia entra in gioco. Ma non prima.


Perché non esiste “l’intervento standard” per la stenosi

Uno degli errori più comuni è pensare che esista:

Non è così.

Ogni stenosi è diversa perché diverso è:

  • il paziente

  • il livello coinvolto

  • la causa (degenerativa, discale, artrosica, combinata)

  • la stabilità della colonna

  • la storia clinica precedente

👉 La tecnica viene dopo la diagnosi clinica, non prima.


Mini-invasivo? A volte sì. A volte no.

Negli ultimi anni la chirurgia mini-invasiva è diventata una parola molto “di moda”. Ma come dico spesso ai miei pazienti:

In alcuni casi è la scelta giusta. In altri è insufficiente. In altri ancora può creare problemi nel tempo se non si affronta la causa reale della stenosi.

Il mio metodo non parte dalla tecnica, ma da una domanda molto semplice:

“Qual è l’intervento più corretto per questa persona, oggi e nel lungo periodo?”


Il mio metodo: valutazione globale, non scorciatoie

Nel valutare una stenosi spinale io seguo sempre alcuni passaggi chiave:

  1. ascolto dettagliato dei sintomi

  2. analisi critica degli esami (RMN, TC, RX dinamiche)

  3. valutazione della stabilità vertebrale

  4. rapporto tra dolore, funzione e vita quotidiana

  5. discussione chiara delle alternative, compresa la non-chirurgia


Questo approccio evita:

  • interventi inutili

  • interventi incompleti

  • decisioni affrettate

Ed è il motivo per cui molti pazienti arrivano da me dopo aver ricevuto pareri molto diversi tra loro.


Quando la chirurgia è davvero indicata

La chirurgia per stenosi spinale è indicata quando:

  • il dolore è persistente e invalidante

  • i sintomi neurologici sono progressivi

  • le terapie conservative non funzionano più

  • la qualità di vita è compromessa

  • esiste una correlazione chiara tra sintomi e quadro clinico

In questi casi, l’intervento giusto può cambiare radicalmente la vita del paziente.


Un consulto specialistico accessibile, ovunque

Uno degli aspetti a cui tengo di più è rendere un consulto altamente specialistico accessibile, senza costringere le persone a lunghi spostamenti o percorsi complicati.

👉 Visito in tutta Italia, proprio per permettere a ogni paziente di confrontarsi con una valutazione neurochirurgica approfondita, indipendentemente da dove viva.

Spesso non serve operare subito. A volte non serve operare affatto. Ma serve capire bene cosa sta succedendo.


In conclusione

La stenosi spinale non è una sentenza. E non è una diagnosi che si decide in cinque minuti guardando una risonanza.

È una condizione complessa che richiede:

  • esperienza

  • ascolto

  • metodo

  • visione a lungo termine

Ed è esattamente da qui che, nel mio lavoro, parte ogni decisione.



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