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Scoliosi: qual è l'approccio del Neurochirurgo Vertebrale

6 minuti fa
Tempo di lettura: 8 min

Non soltanto la curva: quando nella scoliosi diventano importanti nervi, stenosi, forza e funzione neurologica

La scoliosi non viene valutata soltanto misurando la curvatura della colonna vertebrale. Soprattutto nell'adulto, possono associarsi degenerazione, stenosi e compressione delle radici nervose, con sintomi come sciatica, formicolio, difficoltà nel cammino o perdita di forza. L'approccio del Neurochirurgo Vertebrale considera quindi anche l'eventuale coinvolgimento neurologico e la relazione tra deformità, sintomi ed esami diagnostici.
Scoliosi

Quando si parla di scoliosi, la prima immagine che viene in mente è quasi sempre quella di una colonna vertebrale curva.

Si pensa ai gradi.

Alla radiografia.

Alla postura.

Alla differenza nell'altezza delle spalle.

Ma soprattutto nell'adulto la domanda può essere molto diversa.

“Ho la scoliosi da anni. Perché adesso mi fa male una gamba?”

Oppure:

“La scoliosi può comprimere un nervo?”

“Perché sento formicolio alla gamba?”

“La perdita di forza può dipendere dalla scoliosi?”

Sono domande importanti perché spostano l'attenzione dalla sola forma della colonna vertebrale alla sua funzione.

Ed è qui che l'approccio della Neurochirurgia Vertebrale può assumere un significato particolare.

La scoliosi è un problema ortopedico o neurochirurgico?

La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna vertebrale e la sua gestione rientra nell'ambito della chirurgia vertebrale.

La valutazione e il trattamento possono coinvolgere specialisti con differenti percorsi di formazione ed esperienza.

La domanda utile per il paziente, quindi, non è semplicemente stabilire se la scoliosi sia “ortopedica” oppure “neurochirurgica”.

È comprendere quali aspetti del problema devono essere valutati nel proprio caso.

Quando alla deformità si associano stenosi, compressioni nervose, deficit di forza, disturbi della sensibilità o altri sintomi neurologici, l'attenzione del Neurochirurgo Vertebrale si concentra in particolare sul rapporto tra colonna vertebrale e strutture nervose.

Cosa guarda il Neurochirurgo Vertebrale in un paziente con scoliosi?

La curva rimane importante.

Ma non è l'unica informazione.

Durante la valutazione possono diventare fondamentali altre domande.

Esiste una stenosi?

Una radice nervosa è compressa?

Il paziente ha perso forza?

Sono comparsi formicolii o alterazioni della sensibilità?

È cambiato il modo di camminare?

I sintomi sono stabili oppure stanno peggiorando?

L'obiettivo è mettere in relazione la deformità della colonna vertebrale con ciò che il paziente sta effettivamente sperimentando.

Una scoliosi visibile alla radiografia non spiega automaticamente ogni dolore o ogni sintomo neurologico del paziente. Bisogna identificare quale struttura stia realmente causando il problema.

Questo principio è centrale nella moderna Neurochirurgia Vertebrale: non trattare semplicemente ciò che appare nelle immagini, ma comprendere la correlazione tra immagini, sintomi e funzione neurologica. È un approccio che viene utilizzato anche nella valutazione specialistica e nella Second Opinion in Neurochirurgia Vertebrale.

Ho la scoliosi da anni: perché adesso ho la sciatica?

Questa è una domanda particolarmente importante nella scoliosi dell'adulto.

Una scoliosi presente da molti anni può essere stata relativamente ben tollerata per lungo tempo.

Con il passare degli anni, però, alla deformità possono associarsi fenomeni degenerativi dei dischi e delle articolazioni vertebrali.

Possono comparire restringimenti del canale vertebrale o dei forami attraverso i quali passano le radici nervose.

La domanda non dovrebbe quindi essere soltanto:

“La mia scoliosi è peggiorata?”

Può essere altrettanto importante chiedersi:

“È comparsa una compressione nervosa che prima non c'era?”

La scoliosi può comprimere un nervo?

Sì. Soprattutto nell'adulto, la scoliosi e le modificazioni degenerative associate possono contribuire a ridurre lo spazio disponibile per una radice nervosa.

Questo può accadere, per esempio, quando si sviluppano una stenosi del canale vertebrale o un restringimento dei forami.

I sintomi possono comprendere:

  • dolore irradiato lungo una gamba;

  • formicolio;

  • alterazioni della sensibilità;

  • intorpidimento;

  • in alcuni casi, perdita di forza.

Ma è importante non fare il ragionamento inverso.

Avere contemporaneamente scoliosi e sciatica non dimostra automaticamente che la scoliosi sia la causa della sciatica.

Bisogna verificare se esista una reale correlazione tra la deformità, la compressione evidenziata dagli esami e i sintomi del paziente.

Ho la scoliosi e sento formicolio alla gamba: dipende dalla colonna vertebrale?

Può dipendere dalla colonna vertebrale, ma non necessariamente.

Il formicolio può avere origini differenti.

Quando deriva dalla compressione di una radice nervosa lombare, la distribuzione del sintomo, l'eventuale dolore associato, la sensibilità e la forza possono contribuire a identificare quale struttura neurologica sia coinvolta.

Per questo non è sufficiente sapere che il paziente ha una scoliosi.

Bisogna capire se esiste un problema neurologico associato e quale ne sia l'origine.

La perdita di forza può dipendere dalla scoliosi?

La perdita di forza merita un'attenzione diversa rispetto al solo dolore.

Un paziente può raccontare:

“Una gamba mi sembra più debole.”

“La gamba cede.”

“Faccio più fatica a salire le scale.”

“Non riesco più a camminare come prima.”

“Faccio fatica a stare sulle punte o sui talloni.”

Quando alla scoliosi è associata una stenosi o una compressione nervosa, può comparire anche un deficit motorio.

Questo non significa che ogni debolezza in un paziente con scoliosi dipenda dalla deformità.

Significa che una perdita di forza deve essere considerata come un possibile sintomo neurologico e valutata separatamente dal dolore.

È proprio per questo che nella Neurochirurgia Vertebrale l'esame neurologico rappresenta una parte importante della valutazione.

Quindi contano ancora i gradi della scoliosi?

Certamente.

L'entità e le caratteristiche della deformità rimangono elementi importanti.

Ma soprattutto nel paziente adulto il numero dei gradi non racconta da solo tutta la storia.

Due persone con curve apparentemente simili possono presentare sintomi e limitazioni molto differenti.

Devono essere considerate anche:

  • la sede della deformità;

  • l'equilibrio complessivo della colonna vertebrale;

  • le alterazioni degenerative;

  • l'eventuale stenosi;

  • le compressioni nervose;

  • la situazione neurologica;

  • l'evoluzione dei sintomi.

Per questo la decisione terapeutica non dovrebbe derivare da un singolo numero riportato sulla radiografia.

La risonanza magnetica basta per capire se la scoliosi sta comprimendo i nervi?

No.

La risonanza magnetica può fornire informazioni fondamentali sui dischi, sul canale vertebrale e sulle strutture nervose.

Ma anche in questo caso l'immagine deve essere correlata ai sintomi e all'esame clinico.

Una stenosi visibile alla risonanza non significa automaticamente che sia responsabile dei disturbi riferiti dal paziente.

Allo stesso modo, una scoliosi evidente alla radiografia non permette da sola di stabilire quale sia l'origine di una sciatalgia o di una perdita di forza.

La valutazione di Neurochirurgia Vertebrale mette quindi insieme:

storia clinica + esame neurologico + imaging + evoluzione dei sintomi.

Quando necessario possono essere richiesti ulteriori approfondimenti.

L'obiettivo non è semplicemente descrivere la deformità.

È capire quale parte del quadro radiologico abbia un reale significato clinico.

Avere una scoliosi significa che prima o poi bisognerà operarsi?

No. La presenza di una scoliosi non rappresenta di per sé un'indicazione chirurgica.

La decisione dipende dalla situazione individuale.

Devono essere considerati l'entità e l'evoluzione della deformità, il dolore, la limitazione funzionale, l'equilibrio della colonna vertebrale e l'eventuale presenza di compressioni neurologiche.

Ed è altrettanto importante comprendere che cosa dovrebbe risolvere un eventuale intervento.

Non si opera una radiografia.

Si prende in considerazione una strategia chirurgica quando esiste un problema clinico per il quale il beneficio atteso può giustificare l'intervento.

Quando esistono dubbi sull'indicazione ricevuta, una Second Opinion neurochirurgica può servire proprio a rivalutare la correlazione tra sintomi, immagini e reale necessità chirurgica.

Sono stato operato di scoliosi anni fa e adesso ho di nuovo dolore: cosa può essere successo?

Questo è un capitolo particolarmente importante.

Alcuni pazienti sono stati sottoposti a chirurgia della scoliosi molti anni prima.

La comparsa a distanza di dolore, sciatalgia, formicolio, debolezza o altri disturbi non significa automaticamente che il precedente intervento sia fallito.

Le cause possono essere differenti.

Possono essersi sviluppate alterazioni degenerative nei segmenti vertebrali non inclusi nella precedente artrodesi.

Può essere comparsa una stenosi.

Può esserci una nuova compressione nervosa.

Oppure possono essere presenti problemi che non dipendono direttamente dalla scoliosi o dalla strumentazione.

Nei pazienti già sottoposti a intervento diventa quindi fondamentale ricostruire la storia chirurgica precedente.

Quale intervento è stato eseguito?

Quali livelli sono stati stabilizzati?

Come si presentava la colonna vertebrale allora?

Che cosa mostrano le immagini attuali?

Quando sono comparsi i nuovi sintomi?

Questi pazienti rientrano in un territorio particolarmente complesso della Neurochirurgia Vertebrale, quello delle recidive, dei problemi persistenti e dei casi già sottoposti a chirurgia vertebrale.

Mi hanno proposto un secondo intervento: come faccio a capire se è necessario?

Quando un paziente con scoliosi è già stato operato e viene prospettato un nuovo intervento, la decisione può diventare particolarmente complessa.

È necessario comprendere se i sintomi derivino realmente:

dalla deformità;

da una stenosi;

da una compressione nervosa;

dai segmenti adiacenti alla precedente stabilizzazione;

oppure da un'altra causa.

Bisogna inoltre stabilire quale sia l'obiettivo del nuovo intervento.

Decomprimere una struttura nervosa?

Correggere la deformità?

Estendere una precedente stabilizzazione?

Affrontare più problemi contemporaneamente?

In queste situazioni una Second Opinion in Neurochirurgia Vertebrale può essere particolarmente utile. La stessa pagina dedicata alla Second Opinion identifica infatti interventi complessi, recidive, perdita di forza e pazienti già operati tra le situazioni nelle quali una rivalutazione può avere particolare valore.

La Second Opinion non ha lo scopo di confermare o contraddire automaticamente la prima indicazione.

Serve a ricostruire il caso, rivedere gli esami precedenti e attuali, valutare il paziente e comprendere le alternative prima di affrontare una nuova procedura complessa.

La scoliosi complessa richiede sempre grandi interventi?

Non necessariamente.

La strategia dipende dal problema che deve essere trattato.

In alcuni pazienti il problema principale può essere la deformità.

In altri può essere predominante una compressione neurologica.

In altri ancora deformità, stenosi, instabilità e precedenti interventi possono coesistere.

È proprio nei casi complessi e già operati che diventa particolarmente importante evitare soluzioni standardizzate.

L'obiettivo della valutazione è comprendere quale sia il problema clinicamente rilevante e quale strategia sia proporzionata al singolo caso.

Qual è quindi l'approccio del Neurochirurgo Vertebrale alla scoliosi?

Non consiste semplicemente nel misurare la curva.

E non significa neppure considerare ogni scoliosi come una patologia neurologica.

L'approccio neurochirurgico diventa particolarmente rilevante quando occorre comprendere il rapporto tra deformità della colonna vertebrale e sistema nervoso.

La scoliosi sta contribuendo alla compressione di una radice nervosa?

Esiste una stenosi?

La sciatalgia è realmente correlata alla deformità?

La perdita di forza ha un'origine neurologica?

Il paziente sta camminando peggio?

Esiste una precedente chirurgia che modifica la strategia?

Nella scoliosi, vedere la curva è soltanto una parte della valutazione. Quando compaiono sintomi neurologici, bisogna comprendere anche che cosa sta accadendo ai nervi e alla funzione del paziente.

È questa integrazione tra anatomia, neurologia, imaging e storia clinica a guidare la decisione.

Neurochirurgia Vertebrale, casi complessi e Second Opinion

La valutazione di Neurochirurgia Vertebrale può essere indicata anche nei pazienti con scoliosi associata a stenosi, compressioni nervose, deficit neurologici, precedenti stabilizzazioni o altre condizioni vertebrali complesse.

Particolare attenzione richiedono i casi già operati, le recidive e i problemi persistenti dopo chirurgia vertebrale, così come le situazioni nelle quali viene proposto un nuovo intervento.

Quando esistono dubbi sulla diagnosi o sulla strategia chirurgica proposta, è possibile richiedere una Second Opinion specialistica in Neurochirurgia Vertebrale.

Le visite specialistiche di Neurochirurgia Vertebrale vengono effettuate in diverse città italiane, permettendo ai pazienti di accedere alla valutazione in più sedi sul territorio nazionale. Il sito conferma attualmente sedi a Milano e Milano Brianza e presenta l'attività come disponibile nelle principali città italiane.

Quando il caso richiede un trattamento chirurgico, indicazione, strategia e struttura vengono invece valutate sulla base delle specifiche caratteristiche cliniche.

FAQ – Le domande dei pazienti sulla scoliosi

La scoliosi può comprimere un nervo?

Sì. Soprattutto nell'adulto, la scoliosi e le modificazioni degenerative associate possono contribuire alla stenosi del canale vertebrale o al restringimento dei forami attraverso cui passano le radici nervose.

La scoliosi può causare sciatica?

Può associarsi a condizioni che provocano sciatalgia, come stenosi lombare o compressione di una radice nervosa. La presenza contemporanea di scoliosi e sciatica non significa però automaticamente che la deformità sia la causa del dolore.

La scoliosi può causare formicolio alle gambe?

Quando è presente una compressione nervosa possono comparire formicolio, intorpidimento o alterazioni della sensibilità. È necessario stabilire se il sintomo sia effettivamente correlato alla colonna vertebrale.

La scoliosi può provocare perdita di forza?

Quando alla scoliosi sono associate stenosi o compressioni delle strutture nervose, in alcuni pazienti può comparire un deficit di forza. Una debolezza nuova o progressiva richiede una valutazione medica.

La scoliosi dell'adulto deve sempre essere operata?

No. La presenza della deformità non costituisce da sola un'indicazione chirurgica. La decisione dipende dai sintomi, dalla limitazione funzionale, dall'evoluzione della deformità e dall'eventuale coinvolgimento neurologico.

Se sono già stato operato di scoliosi e ho nuovamente dolore devo essere rioperato?

Non necessariamente. Prima di considerare un nuovo intervento è necessario identificare la causa dei sintomi e valutare la precedente artrodesi, i segmenti vertebrali adiacenti e le strutture neurologiche.

Quando è utile una Second Opinion per la scoliosi?

Una Second Opinion può essere particolarmente utile quando viene proposto un intervento complesso, quando il paziente è già stato operato, quando esistono indicazioni differenti o quando non è chiaro quale sia la reale causa dei sintomi.

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