top of page
 Fabio Tresoldi Neurochirurgo  logo

Operarsi alla colonna oggi: cosa sta cambiando? Fabio Tresoldi al Congresso EUROSPINE 2026

9 ore fa
Tempo di lettura: 7 min
EUROSPINE 2026: cosa sta cambiando davvero nella chirurgia della colonna vertebrale? Sono a Göteborg per EUROSPINE 2026, uno dei principali congressi internazionali dedicati alla colonna vertebrale. Endoscopia, chirurgia cervicale, robotica, navigazione, chirurgia di revisione: le possibilità tecniche aumentano. Ma per noi chirurghi aumenta anche la responsabilità di scegliere quando e come utilizzarle.
Fabio Tresoldi Neurochirurgo Vertebrale

Sono a Göteborg per EUROSPINE 2026, uno dei principali congressi internazionali dedicati alla colonna vertebrale. Endoscopia, chirurgia cervicale, robotica, navigazione e nuove tecniche: le possibilità aumentano. Ma per noi chirurghi aumenta anche la responsabilità di capire quando e come utilizzarle davvero nell'interesse del paziente.


In questi giorni mi trovo a Göteborg per partecipare a EUROSPINE 2026, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla chirurgia e alla cura della colonna vertebrale.

Per chi fa il mio lavoro, confrontarsi con colleghi provenienti da diversi Paesi, conoscere i risultati delle nuove tecniche e discuterne vantaggi e limiti è parte integrante dell'attività professionale.

Il programma di quest'anno è particolarmente interessante e alcuni degli argomenti affrontati riguardano molto da vicino il mio lavoro quotidiano: chirurgia endoscopica, chirurgia cervicale complessa, navigazione, robotica e chirurgia di revisione.

Potrei quindi raccontarvi semplicemente le nuove tecnologie presentate al congresso.

Preferisco partire da un'altra domanda:

cosa cambia davvero per il paziente?

Perché quando si parla di endoscopia, robotica, navigazione o chirurgia mini-invasiva è facile pensare che la tecnologia più nuova sia necessariamente anche la soluzione migliore.

Non è così.

Sono strumenti molto importanti, ma rimangono strumenti.

Il punto di partenza continua a essere un altro: capire quale sia il problema del paziente e quale sia, per quella persona, il trattamento più appropriato.

Endoscopia e mini-invasività: incisione più piccola significa intervento migliore?

Uno dei temi affrontati a EUROSPINE 2026 è la chirurgia endoscopica della colonna vertebrale, compresi gli approcci cervicali e toracici.

È un campo che conosco bene e che negli ultimi anni ha ampliato notevolmente le possibilità a nostra disposizione.

In casi selezionati, l'endoscopia permette di raggiungere la zona da trattare attraverso accessi molto contenuti, limitando il coinvolgimento dei tessuti circostanti.

Ma vorrei chiarire un punto che considero importante.

Mini-invasivo non significa automaticamente migliore.

È un concetto sul quale mi sono già soffermato parlando di come un intervento mini-invasivo non significhi sempre un intervento migliore.

Quando visito un paziente, la prima domanda non è:

“Posso operarlo in endoscopia?”

La domanda è:

“Qual è il problema che devo risolvere e qual è il modo migliore per farlo?”

Solo dopo viene la scelta della tecnica.

Perché non dobbiamo adattare il paziente alla tecnologia disponibile.

Dobbiamo fare esattamente il contrario: scegliere la tecnologia più adatta a quel paziente.

La vera questione, quindi, non è quale sia la tecnica più moderna, ma come scegliere davvero l'intervento più adatto per quella persona e per quella specifica patologia.

Chirurgia cervicale: quando pochi millimetri possono fare una grande differenza

Qui a Göteborg si parla molto anche di chirurgia cervicale.

Il programma affronta tecniche avanzate di stabilizzazione cervicale e altri aspetti della chirurgia di questa regione particolarmente delicata.

La colonna cervicale è infatti una zona anatomica complessa. In uno spazio relativamente piccolo si trovano vertebre, midollo spinale, radici nervose e importanti strutture vascolari.

Quando dobbiamo intervenire chirurgicamente, soprattutto nei casi più complessi o quando sono coinvolti più livelli vertebrali, la precisione è fondamentale.

Ma anche in questo caso la precisione tecnica rappresenta soltanto una parte del nostro lavoro.

Prima devo capire quale struttura sta causando i sintomi, quale livello deve essere trattato e quale strategia chirurgica può offrire il miglior rapporto tra beneficio atteso e invasività.

Per questo insisto spesso sull'importanza della valutazione preoperatoria.

Una tecnologia molto precisa può aiutarci ad eseguire perfettamente ciò che abbiamo programmato.

Ma prima dobbiamo aver programmato la cosa giusta.

È un aspetto particolarmente importante quando parliamo di neurochirurgia cervicale complessa, soprattutto quando sono coinvolti il midollo spinale, più livelli vertebrali o situazioni anatomiche particolarmente delicate.

Robotica e navigazione: il chirurgo conta ancora?

È una domanda volutamente provocatoria.

Robotica e sistemi di navigazione stanno entrando sempre di più nella chirurgia vertebrale e sono tra gli argomenti di confronto anche qui a EUROSPINE.

Possono aiutarci nella pianificazione e nell'esecuzione di determinate procedure e possono offrire un supporto importante alla precisione del gesto chirurgico.

Ma c'è una distinzione che considero fondamentale.

Il robot può aiutarmi a eseguire un intervento. Non può decidere al mio posto se quell'intervento debba essere eseguito.

Non visita il paziente.

Non ascolta la sua storia.

Non mette in relazione da solo il dolore che il paziente descrive con quello che vediamo nella risonanza magnetica.

Non stabilisce se un'ernia evidenziata dalle immagini sia effettivamente responsabile dei sintomi.

E soprattutto non può sostituire il giudizio clinico.

Per questo, quando un paziente mi chiede:

“Dottore, con quale tecnologia mi opererà?”

ritengo che ci sia una domanda ancora più importante da fare:

“Perché questo intervento è indicato nel mio caso?”

Sono già stato operato alla schiena, ma ho ancora dolore

Un altro argomento importante nel confronto internazionale riguarda la chirurgia di revisione, cioè i casi nei quali un paziente è già stato sottoposto a un intervento alla colonna vertebrale ma presenta ancora, o nuovamente, dei sintomi.

È una situazione che incontro anche nella mia pratica clinica.

Il paziente arriva e mi dice:

“Sono già stato operato, ma continuo ad avere dolore.”

Oppure:

“Dopo l'intervento sono stato bene, ma adesso il dolore è tornato.”

La prima cosa che faccio in questi casi non è pensare a un nuovo intervento.

È cercare di capire perché quel paziente ha ancora dolore.

I motivi possono essere diversi.

Il problema può riguardare nuovamente il livello già operato oppure un altro livello della colonna. Può esserci una nuova compressione neurologica, un problema di stabilità, una recidiva o una causa differente che deve essere individuata.

Ed è proprio nei pazienti già operati che bisogna, a mio avviso, resistere alla tentazione di arrivare troppo velocemente a una nuova soluzione chirurgica.

Essere già stati operati non significa automaticamente dover essere operati di nuovo.

Quando viene proposto un secondo intervento, soprattutto se complesso, può essere utile richiedere anche una Second Opinion in neurochirurgia vertebrale.

Non necessariamente per mettere in discussione quanto è già stato proposto, ma per capire meglio perché si dovrebbe intervenire nuovamente, quale problema si vuole correggere e quali alternative esistono.

Abbiamo immagini sempre più precise. Ma non operiamo una risonanza magnetica

Anche la diagnostica è diventata straordinariamente sofisticata.

Risonanze magnetiche, TAC, imaging intraoperatorio e sistemi di pianificazione ci permettono di vedere la colonna vertebrale con un livello di dettaglio sempre maggiore.

Ma c'è una frase che ritengo importante anche davanti alle tecnologie che vediamo in questi giorni a EUROSPINE:

non operiamo una risonanza magnetica. Curiamo una persona.

Un'ernia, una protrusione o una stenosi visibili nelle immagini non sono automaticamente la causa del dolore.

Due persone possono presentare immagini radiologiche molto simili e avere sintomi completamente diversi.

Per questo devo sempre mettere insieme più elementi:

la storia del paziente, i sintomi, la visita neurologica e le immagini.

Solo quando questi elementi sono coerenti tra loro possiamo iniziare a parlare seriamente di indicazione chirurgica.

Ed è anche uno degli elementi che un paziente dovrebbe considerare quando cerca di capire come scegliere un neurochirurgo vertebrale in modo consapevole.

Non soltanto quali tecniche utilizza, quindi, ma come arriva alla diagnosi e all'indicazione terapeutica.

Allora, cosa sta cambiando davvero nella chirurgia vertebrale?

Da quello che sto vedendo e ascoltando qui a Göteborg, la risposta è: moltissimo.

Gli accessi chirurgici diventano meno invasivi.

La visualizzazione delle strutture anatomiche migliora.

La navigazione ci offre strumenti di controllo sempre più sofisticati.

La robotica continua a evolvere.

L'endoscopia amplia progressivamente le proprie possibilità.

La ricerca ci permette di confrontare tecniche, risultati e complicanze su numeri sempre maggiori di pazienti.

Ma più aumentano le possibilità a nostra disposizione, più credo diventi importante un'altra capacità:

saper scegliere.

Scegliere quale tecnica utilizzare.

Scegliere quanto intervenire.

Scegliere quando una tecnologia rappresenta realmente un vantaggio.

E soprattutto saper riconoscere quando un intervento non è necessario.

Da EUROSPINE 2026, una riflessione che riguarda anche i pazienti

Il tema scelto per questa edizione è “Spine in Motion”.

Ed è una definizione che descrive bene ciò che sta accadendo nella nostra disciplina.

La chirurgia vertebrale sta cambiando rapidamente e il confronto internazionale è fondamentale per conoscere nuove possibilità, confrontare risultati e complicanze e comprendere anche i limiti delle diverse tecniche.

È uno dei motivi per cui considero importante essere qui a Göteborg.

Aggiornarsi non significa soltanto imparare a utilizzare una nuova tecnologia.

Significa confrontarsi con altri specialisti, conoscere i dati disponibili, discutere casi complessi e soprattutto capire quando una nuova tecnica rappresenti davvero un passo avanti per il paziente.

Tornando quindi alla domanda dalla quale sono partito — cosa cambia davvero per chi deve affrontare un intervento alla colonna? — la mia risposta è forse meno tecnologica di quanto ci si potrebbe aspettare.

Le nuove tecnologie sono importanti quando ci permettono di curare meglio.

Non semplicemente perché sono nuove.

Perché alla fine, anche davanti al robot più sofisticato o alla tecnica più innovativa, le domande fondamentali rimangono le stesse:

Qual è il problema di questo paziente?

Devo davvero operarlo?

E, se devo intervenire, qual è il modo migliore e meno invasivo per ottenere il risultato che cerchiamo?

Sono queste le domande che devono continuare a guidare il nostro lavoro, qualunque sia la tecnologia che avremo a disposizione.

Cosa mi sta succedendo? Le domande dei pazienti

Mi hanno proposto un intervento alla colonna. Devo chiedere quale tecnica verrà utilizzata?

Certamente, ma non è l'unica domanda che farei. Chiederei soprattutto perché è necessario l'intervento, quale problema dovrebbe risolvere, quali alternative esistono e quali risultati possiamo ragionevolmente aspettarci.

La chirurgia endoscopica è sempre preferibile?

No. Può offrire vantaggi importanti in pazienti e patologie selezionati, ma non è necessariamente la soluzione migliore in ogni situazione. La tecnica deve essere scelta sulla base della patologia, dell'anatomia e dell'obiettivo dell'intervento.

Se viene utilizzato un robot l'intervento è più sicuro?

Robotica e navigazione possono aiutarci in determinate procedure e aumentare il controllo di alcune fasi tecniche. Non sostituiscono però l'esperienza del chirurgo, la diagnosi e soprattutto la corretta indicazione all'intervento.

Sono già stato operato e ho ancora dolore. Devo essere operato nuovamente?

Non necessariamente. Prima bisogna capire perché il dolore persiste o è ricomparso e verificare la relazione tra i sintomi, la visita e le nuove immagini diagnostiche.

Quando può essere utile una Second Opinion?

Soprattutto quando viene proposto un intervento complesso, quando esistono diverse possibilità terapeutiche, quando non è chiara la relazione tra immagini e sintomi o quando un precedente intervento non ha ottenuto il risultato atteso.

Fabio TresoldiNeurochirurgo vertebrale

Per informazioni sulle visite specialistiche o per richiedere una Second Opinion in neurochirurgia vertebrale, è possibile consultare le relative sezioni del sito.

Commenti


Post in evidenza

Post recenti

Archivio

Cerca per tag

Seguici

  • Facebook Basic Square
  • Twitter Basic Square
  • Google+ Basic Square
bottom of page