Quando è il momento di rivolgersi a un neurochirurgo vertebrale?I sintomi da non trascurare, cosa aspettarsi dalla visita e le prossime date di Fabio Tresoldi in Italia
Avere mal di schiena, cervicalgia, un'ernia o una stenosi non significa automaticamente avere bisogno di un intervento. Ma quando il dolore persiste, compaiono formicolii, perdita di sensibilità o riduzione della forza, oppure una terapia non sta dando i risultati attesi, una valutazione neurochirurgica vertebrale può aiutare a capire cosa sta succedendo e quale percorso sia più appropriato.

Una delle domande che ricevo più frequentemente è:
“Dottore, secondo lei è già il momento di farmi vedere da un neurochirurgo?”
La domanda nasce spesso da un equivoco comprensibile.
Molte persone associano il neurochirurgo direttamente all'intervento chirurgico.
Pensano quindi che rivolgersi a uno specialista significhi essere già arrivati al punto in cui bisogna operarsi.
Non è così.
Una visita di neurochirurgia vertebrale serve innanzitutto a capire il problema.
Significa ascoltare i sintomi, eseguire una valutazione neurologica, esaminare gli accertamenti diagnostici già effettuati e verificare se ciò che vediamo nelle immagini corrisponde effettivamente a ciò che il paziente sta vivendo.
È proprio da questa domanda che nasce anche la rubrica “Cosa mi sta succedendo?”: quando i sintomi della colonna vertebrale richiedono una visita neurochirurgica, dedicata ai segnali che possono aiutare il paziente a capire quando sia opportuno richiedere una valutazione specialistica.
E molto spesso la conclusione può essere che non esiste, in quel momento, un'indicazione chirurgica.
IN BREVE: Rivolgersi a un neurochirurgo vertebrale non significa necessariamente doversi operare. La visita serve a comprendere se i sintomi dipendono realmente da una patologia della colonna, se sono coinvolte strutture neurologiche e quale percorso terapeutico sia più appropriato.
Ho mal di schiena: devo andare dal neurochirurgo?
Non necessariamente.
Il mal di schiena è estremamente comune e nella maggior parte dei casi non richiede una valutazione neurochirurgica immediata.
Ci sono però situazioni nelle quali il quadro merita un approfondimento specialistico.
Per esempio quando il dolore:
persiste nonostante le terapie;
si irradia lungo una gamba o un braccio;
è associato a formicolii o alterazioni della sensibilità;
compare insieme a una riduzione della forza;
tende progressivamente a peggiorare;
ritorna dopo un precedente intervento alla colonna.
In questi casi diventa importante capire se il dolore sia collegato alla compressione di una radice nervosa, al midollo spinale o ad altre strutture della colonna vertebrale.
La visita serve proprio a mettere insieme questi elementi.
QUANDO IL MAL DI SCHIENA RICHIEDE UNA VISITA NEUROCHIRURGICA? Quando il dolore persiste, si irradia agli arti o si associa a formicolii, perdita di sensibilità o riduzione della forza, può essere utile valutare se siano coinvolte strutture neurologiche.
Ho fatto una risonanza e hanno trovato un'ernia: devo farmi visitare?
Anche questa è una situazione molto frequente.
Il paziente esegue una risonanza magnetica e nel referto trova termini come:
ernia, protrusione, stenosi, discopatia, degenerazione, compressione.
Parole che possono comprensibilmente preoccupare.
Ma un'immagine radiologica, da sola, non stabilisce né la gravità della situazione né la necessità di un intervento.
Due persone possono avere immagini molto simili e sintomi completamente differenti.
Per questo la domanda importante non è soltanto:
“Cosa mostra la mia risonanza?”
ma:
“Quello che mostra la risonanza spiega i miei sintomi?”
È proprio questa relazione tra sintomi, visita neurologica e immagini che permette di arrivare a una valutazione clinica più completa.
Nel caso dell'ernia del disco, ho approfondito questo aspetto nell'articolo “Ernia del disco: quando operare? Il valore del secondo parere neurochirurgico”, perché la presenza di un'ernia alla risonanza non coincide automaticamente con un'indicazione chirurgica.
HO UN'ERNIA ALLA RISONANZA: SIGNIFICA CHE DEVO OPERARMI? No. Un'ernia o una protrusione visibile alla risonanza non rappresenta automaticamente un'indicazione chirurgica. È necessario verificare se la lesione è coerente con i sintomi e se esiste una reale compromissione neurologica.
Quando formicolii e perdita di forza meritano maggiore attenzione
Dolore e rigidità sono sintomi importanti, ma quando compaiono alterazioni neurologiche il quadro cambia.
Formicolii persistenti, perdita di sensibilità e soprattutto riduzione della forza possono indicare il coinvolgimento di una struttura nervosa.
Questo è particolarmente importante a livello cervicale.
Una compressione del midollo spinale può infatti manifestarsi anche attraverso sintomi che inizialmente non vengono associati alla cervicale.
Difficoltà ad abbottonare una camicia.
Oggetti che cadono più frequentemente dalle mani.
Una scrittura che diventa meno precisa.
Difficoltà nei movimenti fini delle dita.
Sensazione di debolezza.
Ne ho parlato nell'approfondimento dedicato a quando le mani iniziano a perdere forza e al possibile significato cervicale di questo sintomo.
In presenza di sintomi neurologici progressivi, aspettare semplicemente che il dolore passi può non essere la scelta più appropriata.
QUANDO UN SINTOMO CERVICALE RICHIEDE UNA VALUTAZIONE NEUROCHIRURGICA? Quando al dolore cervicale si associano perdita di forza, alterazioni della sensibilità, difficoltà nei movimenti delle mani o altri segni neurologici, è opportuno valutare se siano coinvolti il midollo spinale o le radici nervose.
E se mi hanno già detto che devo operarmi?
Ricevere un'indicazione chirurgica genera inevitabilmente domande.
È necessario intervenire?
Perché proprio questo intervento?
Esistono alternative?
Perché bisogna trattare quel livello?
È necessaria una stabilizzazione?
Si può utilizzare una tecnica mini-invasiva o endoscopica?
Sono domande legittime.
Come ho spiegato parlando di come scegliere l'intervento più adatto in neurochirurgia vertebrale, non esiste una tecnica migliore in assoluto.
Esiste la tecnica più appropriata per quel paziente, quella patologia e quell'obiettivo terapeutico.
Per questo una visita specialistica non dovrebbe servire soltanto a comunicare al paziente il nome dell'intervento.
Dovrebbe permettergli di capire perché viene proposto.
MI HANNO DETTO CHE DEVO OPERARMI: QUALI DOMANDE DOVREI FARE? È utile chiedere quale problema deve risolvere l'intervento, perché viene proposta quella determinata tecnica, quali strutture saranno trattate, quali alternative esistono e quali risultati possono ragionevolmente essere attesi.
Quando può essere utile una Second Opinion?
Ci sono situazioni nelle quali il paziente ha già ricevuto una diagnosi e una proposta terapeutica, ma sente di avere ancora domande.
Succede soprattutto quando viene prospettato un intervento complesso, quando sono coinvolti più livelli vertebrali, quando esistono strategie chirurgiche differenti oppure quando il paziente è già stato operato e i sintomi persistono o sono ricomparsi.
In questi casi una Second Opinion in neurochirurgia vertebrale può offrire un'ulteriore valutazione della documentazione clinica e delle immagini.
Non necessariamente per mettere in discussione quanto è già stato proposto.
Ma per rispondere con maggiore chiarezza a tre domande:
Qual è il problema?
Perché è necessario intervenire?
Qual è la strategia più appropriata?
UNA SECOND OPINION SIGNIFICA RICOMINCIARE TUTTO DA CAPO? No. Significa sottoporre diagnosi, immagini e proposta terapeutica a un'ulteriore valutazione specialistica, soprattutto quando l'intervento prospettato è complesso o quando esistono dubbi sulle possibili alternative.
Sono già stato operato alla colonna e ho ancora dolore: a chi devo rivolgermi?
Anche chi è già stato sottoposto a un intervento può avere bisogno di una nuova valutazione.
Il dolore può non essere mai scomparso oppure può essere ricomparso dopo un periodo di benessere.
In questi casi non bisogna automaticamente concludere che il primo intervento sia “andato male” o, al contrario, che sia necessario operare nuovamente.
Bisogna capire perché il dolore è presente oggi.
Il problema può interessare il livello già trattato, un livello differente oppure avere un'origine diversa.
Anche in questo caso la valutazione parte dalla storia del paziente, dall'esame neurologico e dalle nuove immagini diagnostiche.
La visita non serve soltanto a decidere se operare
Questo, per me, è il punto più importante.
Una visita neurochirurgica vertebrale non dovrebbe concludersi necessariamente con un'indicazione chirurgica.
Può servire a stabilire che l'intervento non è necessario.
Può indicare che è opportuno proseguire con un trattamento conservativo.
Può suggerire ulteriori approfondimenti diagnostici.
Può evidenziare la necessità di monitorare nel tempo una situazione.
Oppure può confermare che esiste un problema per il quale la chirurgia rappresenta l'opzione più appropriata.
Solo in quest'ultimo caso arriva la domanda successiva:
quale intervento?
Ed è qui che esperienza, conoscenza delle diverse tecniche e possibilità di utilizzare approcci tradizionali, mini-invasivi o endoscopici permettono di costruire una strategia sul singolo paziente.
Perché l'obiettivo non è portare il paziente verso la chirurgia.
È capire quale sia il percorso più appropriato per lui.
La visita specialistica più vicina al paziente
Non tutti i pazienti che necessitano di una valutazione neurochirurgica vivono vicino a un grande centro.
E chi soffre di una sciatalgia importante, di una cervicalgia invalidante, di difficoltà nel cammino o di altri sintomi neurologici può avere ancora più difficoltà ad affrontare lunghi spostamenti.
È anche per questo che svolgo attività ambulatoriale in diverse città italiane.
Ne ho parlato nell'approfondimento dedicato a quanto conta l'accessibilità dello specialista in neurochirurgia vertebrale.
Quando possibile, credo che non debba essere sempre il paziente a raggiungere lo specialista.
Può essere anche lo specialista ad avvicinarsi al paziente.
Prossime visite di neurochirurgia vertebrale – Novembre e Dicembre 2026
Nei prossimi mesi sarò disponibile per visite specialistiche dedicate alle patologie della colonna vertebrale nelle seguenti città:
Durante la visita è utile portare con sé la documentazione clinica disponibile e gli esami diagnostici già effettuati, comprese eventuali risonanze magnetiche, TAC e precedenti referti specialistici.
Per conoscere le altre sedi nelle quali effettuo visite di neurochirurgia vertebrale o richiedere informazioni sugli appuntamenti è possibile contattare la segreteria.
Cosa mi sta succedendo? Le domande dei pazienti
Quando devo rivolgermi a un neurochirurgo vertebrale?
Una valutazione può essere indicata quando dolore cervicale o lombare persistono, quando il dolore si irradia agli arti, quando compaiono formicolii, alterazioni della sensibilità o perdita di forza oppure quando gli esami diagnostici mostrano una possibile compressione delle strutture nervose.
Andare dal neurochirurgo significa che dovrò operarmi?
No. La visita serve innanzitutto a formulare una diagnosi e a valutare quale percorso terapeutico sia più appropriato. Molti pazienti valutati da un neurochirurgo non hanno indicazione chirurgica.
Devo fare una risonanza prima della visita?
Non necessariamente. Se sono già disponibili esami recenti è utile portarli alla visita, possibilmente insieme alle immagini e non soltanto al referto. La necessità di ulteriori accertamenti viene valutata in base al singolo caso.
Ho un'ernia cervicale o lombare: devo essere operato?
Non necessariamente. La presenza di un'ernia nelle immagini non è sufficiente, da sola, per indicare un intervento. È necessario valutarne la relazione con i sintomi e con l'eventuale coinvolgimento neurologico.
Ho già ricevuto un'indicazione chirurgica: posso chiedere un'altra valutazione?
Sì. Soprattutto nei casi complessi, quando vengono proposti interventi su più livelli o quando si desidera comprendere meglio l'indicazione ricevuta, può essere utile richiedere una Second Opinion in neurochirurgia vertebrale.
Dove visita Fabio Tresoldi?
Le visite specialistiche vengono effettuate in diverse città italiane. Le disponibilità cambiano nel corso dell'anno e vengono comunicate periodicamente sul sito. Per le prossime date è possibile consultare il calendario riportato in questa pagina e le pagine dedicate alle singole sedi.
Fabio Tresoldi Neurochirurgo vertebrale



























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